Questo blog non è una testata. Ogni riproduzione dei testi presenti è vietata. Tali riproduzioni possono essere autorizzate previa richiesta all'autrice del blog (legge del 22/4/41 n° 633). Regolamento: Si pregano i membri del blog di attenersi alle seguenti regole: 1) non postare nulla di contrario alla pubblica decenza; 2) non inserire più di un post al giorno. Grazie. La titolare: ColpaMetafisica

Eccomi

Utente: ColpaMetafisica
Nome: Donatella Quattrone
AMICA DI TUTTI

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

11 settembre 2001
17 settembre 2009
abele longo
aborto
achenbach
aforismi
alcide de gasperi
alda merini
aldo moro
amicizia
amnesty international
andrea sartini
annotazioni
antifascismo
antonella foderaro
antonello venditti
antonio sangervasio
aristotele
arti visive
baudelaire
benigno zaccagnini
benjamin
bertold brecht
bjork
carmine vitale
catastrofi
colore arancio
colore blu
colore giallo
colore rosa
consigli di lettura
consulenza filosofica
crisi
dal blog di ninomal
dal blog di sangervasio
de chirico
democrazia
derrida
dialoghetti
dio
diritti umani
donatella quattrone
edgar morin
enzo campi
epicuro
epitteto
esplosioni nucleari
estetica
eucaristia
eugenio colorni
eutanasia
fede
federico federici
felicità
filosofia
fotografia
francesca pellegrino
frank o hara
fraternità
friedrich schiller
fromm
g8
gino di costanzo
gioia
giotto
giovanni allevi
giovanni campi alias teqnofobico
guerra
hannah arendt
hiroshima e nagasaki
humour
il rapporto col tempo
il rifiuto
il salmo più triste
immigrazione
incidenti stradali
indifferenza
iserato
jaspers
kandinskij
kierkegaard
klee
l assoluto e il relativo
la distrazione
la mamma
la nausea
lettere
libertà
libertà negata
lo sguardo
lucio battisti
lévinas
maria de maria
marialivia brunelli
marx
montale
mortalità materna in africa
musica
mutilazioni genitali femminili
narrativa
natàlia castaldi
neda soltan
nietzsche
noi e gli altri
norberto bobbio
obblighi verso gli altri
omofobia
omosessualità
ortega y gasset
pace
pasqua
passione di cristo
pier paolo pasolini
pietro verri
pillola abortiva
platone
poesia
poesia dialettale calabrese
poesia filosofica
politicamente scorretta
pratica filosofica
preghiera
problema dei rifiuti in campania
profezia sulla fine del mondo
psicodinamiche
quello che penso e che amo
razzismo
recensioni
renzo margonari
ricoeur
rimbaud
rivoluzione
roberto matarazzo
roberto piumini
roberto sanesi
rolando iaria
sacco e vanzetti
schelling
schopenhauer
sciacallaggio
simone weil
socrate
speranza
statale 106
stefano zampieri
stoneart
terenzio
terremoto in abruzzo
terrorismo
tortura
totalitarismi
unicef
vergogna
vignette satiriche
voltaire
xenofobia

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

sabato, 07 novembre 2009
21 dicembre 2012: fine del mondo o roba da ridere?

Calendario_Maya

Teorie apocalittiche sul 21 dicembre 2012

Il 21 dicembre 2012 è oggi associato all'idea che in tale data si verificherà un cataclisma. Questa idea è stata diffusa attraverso siti internet, libri e documentari TV. Vi sono varie teorie scientifiche secondo le quali in quell'anno aumenterà il calore solare provocando quindi complicazioni con i sistemi elettrici, anche per l'inversione del campo magnetico terrestre. Per molti, invece, il tutto non ha nessuna prova, anche perché i più sono convinti che tutti si allarmino solo perché finisce il calendario Maya, non riuscendo ad entrare nell'ottica che questo serviva solo come fine di un periodo, e non per forza connesso ad un evento apocalittico, anche se alcuni ritengono che la fine sia sempre coincisa con eventi catastrofici.

Il "lungo computo"

Il calendario del popolo Maya è basato su venticinque diversi cicli faraonici. Il ciclo maggiore, o Lungo computo, dura esattamente 1.872.000 giorni (circa 5.125 anni): il ciclo attuale ha avuto inizio nel 3114 a.C. e terminerà il 21 dicembre 2012. Il 22 dicembre inizierà un nuovo ciclo (l'equivalente 31 dicembre di fine millennio presente nel Calendario Giuliano).

Secondo i sostenitori della New Age in questa data si completerà un intero[senza fonte] ciclo[non chiaro] di precessione degli equinozi, e ciò segnerà l'inizio dell'Era dell'Acquario, un periodo di pace globale e profonda evoluzione spirituale.

Profezie

Fine del mondo

Sulla base di interpretazioni di impronta prevalentemente new age, rigettate dagli archeologi e dai geomagnetologi, sono state formulate varie tesi e teorie sulla corrispondenza della data del 21 dicembre 2012 con eventi quali la fine del mondo o trasformazioni radicali dello stesso. Come una eventuale profezia Maya data al 2012. Risultano anzi diverse tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che fa ritenere che essi non pensassero a questo giorno come all'ultimo. La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l'ingresso nella nuova era, in questo caso il sesto ciclo. Infatti, ogni fine ciclo segnava un periodo di grandi cambiamenti (data la lunghezza plurisecolare di ogni ciclo, era normale che vi fosse stata un'evoluzione tecnologica rispetto allo stesso periodo del precedente) a cui sarebbe dovuto corrispondere un periodo di pace e serenità, ed altre opinioni moderne su tale data interpretano essa non come una fine, ma come un nuovo periodo di pace dopo le guerre mondiali e locali dell'ultimo secolo..

Nella cultura

 

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_apocalittiche_sul_21_dicembre_2012

 

 

***

 

Questa sera ascoltavo la televisione: parlavano della fine del mondo, che sarebbe il 21/12/2012.I

Io sono tra i fortunati !!!!!! Mi scade la bombola del gas dell'auto in quella data lì.

 

ISERATO

 

 

Postato da: ColpaMetafisica a 01:12 | link | commenti
humour, iserato, profezia sulla fine del mondo

giovedì, 05 novembre 2009
"Se è notte si farà giorno": Benigno Zaccagnini

200px-Zaccagnini
 

 

razaccagnini

(Testo)

IN QUESTA CASA
BENIGNO ZACCAGNINI
TRASSE AMORE E FORZA
PER L'APOSTOLATO NELL'AZIONE CATTOLICA
PER LA FRONTIERA DELLA LIBERTA'
NELLA RESISTENZA
PER LA POLITICA COME SERVIZIO NEL PAESE
CON L'ANSIA DI GIUSTIZIA
DEL CATTOLICO DEMOCRATICO
NEL PENSIERO E NELL'AZIONE

ACLI - AZIONE CATTOLICA - CISL
COLDIRETTI - CONFCOOPERATIVE
NEL DECENNALE DELLA MORTE
NOVEMBRE 1999

foto EDC
 

 

Benigno Zaccagnini (Faenza, 17 aprile 1912 – Ravenna, 5 novembre 1989) è stato un medico e politico italiano.
Nel 1937 si laureò in pediatria e fino all'8 settembre 1943 esercitò la professione medica.
Attratto dalla politica, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e prese parte alla Resistenza partigiana tra le file dei "bianchi".
Membro del Comitato di Liberazione Nazionale, fu tra i più attivi combattenti antifascisti della sua provincia, in questo frangente strinse amicizia con Arrigo Boldrini e, nonostante la loro diversità ideologica (Boldrini era del Partito Comunista Italiano), collaborarono senza screzi alla liberazione della Romagna.
Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 ed alla Camera dei Deputati nel 1948, si schierò a favore della formula politica del centrosinistra aderendo alla corrente di Aldo Moro, rappresentante della "sinistra" democristiana.

Il suo seggio alla Camera fu confermato fino al 1979, mentre dal 1983 fino alla morte fece parte del Senato della Repubblica nonostante si candidasse sempre in Emilia-Romagna, regione in cui il PCI raggiungeva la maggioranza assoluta.
La sua attività governativa cominciò nel 1958, quando divenne sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Fanfani II.
L'anno successivo fu Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Segni II, e mantenne tale carica anche durante la breve esperienza del governo Tambroni (1960), per passare, sempre nello stesso anno, al Ministero dei Lavori Pubblici nel successivo governo guidato da Amintore Fanfani, il terzo esecutivo presieduto dal politico toscano.
Soprannominato "l'onesto Zac", negli anni seguenti preferì ricevere incarichi di partito: nel 1972 divenne il portavoce della corrente di sinistra e nel 1975 fu nominato segretario nazionale dello Scudo Crociato.
Nelle elezioni politiche del 1976 la DC da lui guidata ottenne il 38,7% dei voti (+3,4% rispetto alle elezioni amministrative dell'anno prima), riuscendo in tal modo a frenare la corsa a Palazzo Chigi di Enrico Berlinguer, segretario del partito comunista, che pur toccò con il 34,4% il suo massimo risultato elettorale.
Durante il rapimento di Aldo Moro, eseguito dalle Brigate Rosse, Zaccagnini difese la "linea della fermezza" ma la tragica morte dell'amico e collega lo distrusse umanamente e politicamente: nel 1980 venne sostituito nella carica di segretario nazionale da Flaminio Piccoli e, da quel momento in poi, non accettò alcun incarico istituzionale.
Nel 1984 venne eletto al Parlamento Europeo.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Benigno_Zaccagnini

 

***


Oggi ricorre il ventennale dalla morte di Benigno Zaccagnini. Zaccagnini è stato uno dei politici più attivi nella lotta al fascismo. Essendo membro del Comitato di Liberazione Nazionale, la sua è stata una lotta affiancata a quella di altre ideologie politiche. L’apertura a ideologie diverse dalla sua è stata una caratteristica costante dell’impegno politico di Zaccagnini. Essa lo ha portato dapprima alla collaborazione amicale e pacifica con Arrigo Boldrini e poi all’adesione alla corrente di Aldo Moro, altro grande politico fautore di alleanze.
Mi piace ricordare le parole di un giornale clandestino degli allora partigiani Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini nel quale, in romagnolo, c’era scritto: “Se è notte si farà giorno”. Per me questa frase rappresenterebbe un monito all’impegno per il futuro.
Zaccagnini fu soprannominato “l’onesto Zac” e, a mio parere, fu veramente un politico animato da onestà intellettuale. Nel 1980, al Congresso Nazionale della DC, disse queste parole: “Dobbiamo essere presenti là dove c'è un privilegio da rimuovere e un riscatto da promuovere. Non abbiamo idee da cambiare, dobbiamo cambiare noi stessi per essere meno difformi rispetto alle nostre idee”.


D. Q.

Postato da: ColpaMetafisica a 19:31 | link | commenti (4)
antifascismo, politicamente scorretta, totalitarismi, donatella quattrone, benigno zaccagnini

mercoledì, 04 novembre 2009
Effetti collaterali della pillola abortiva



immagine pericolo di morte
RU-486


   Ho già parlato di quest’argomento pochi mesi ma, poiché, ormai la faccenda sembra diventata qualcosa a cui dovremo abituarci e non ci si riflette più su, ho deciso di riparlarne fornendo però maggiori informazioni. A ricordarmi di questa questione e a spingermi a fare ricerche più approfondite sono state le parole pronunciate da un ragazzo, studente di Farmacia, pochi giorni fa, durante un incontro. Egli parlava su come, a proposito della pillola abortiva, non si dica, avendone decisa la commercializzazione, che “risolve un problema” ma ne crea tanti altri per via della gravità degli effetti collaterali. Soprattutto non si dice quali siano questi effetti. Il ragazzo raccontava anche che aveva sentito una ragazza chiamare la RU 486 “la pillola magica”. Ora, basta leggere l’articolo seguente o i tanti articoli che si possono trovare sull’argomento per rendersi conto che non è affatto così. Facendo una ricerca su Internet ho, infatti, scoperto che quando non si tace il fatto che la pillola abortiva abbia effetti collaterali si fa, però, credere che questi siano minori rispetto all’aborto chirurgico. L’articolo che segue (e che, volutamente, onde evitare accuse di deriva ideologica, non è tratto da quotidiani, riviste o altre fonti d’ispirazione cattolica ma, dopo aver spulciato diverse pagine web, ho preso l’articolo che mi sembrava riportasse più degli altri la notizia presa per se stessa) dimostra, citando fonti mediche, il contrario.
 

D. Q.

***

(4 Agosto 2009) - L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato in questi giorni l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 in ambito ospedaliero. Tale articolo farmaceutico viene considerato un’alternativa all’aborto chirurgico. Si tratta di un prodotto chimico a base di mifepristone, un potente antiormonale che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero provocandone l’aborto.

Fu l'endocrinologo francese Étienne-Émile Baulieu a trasformare in abortivo un potente medicinale (sperimentato sui topi) che era in grado di arrestare il funzionamento della ghiandola surrenale. Da quel momento (1980) ci si diede da fare per poter utilizzare la proprietà abortiva di questa nuova molecola sulla donna.

La terapia protocollare dalla Ru486 prevede due pillole, assunte a distanza di tre giorni l’una dall’altra; la prima pillola uccide il feto, la seconda provoca le contrazioni per l’espulsione dell’embrione. Tale trattamento non è però infallibile, nel 5% (si parla anche dell’8%) dei casi diventa, infatti, necessario intervenire con un aborto chirurgico.

Tra le complicazioni relative all’assunzione della pillola abortiva Ru486 (emorragie, infezioni, eventi trombotici ecc.) c’è quello della mortalità! Già nel 2005 la prestigiosa rivista New England Medical Journal dichiarava che l'aborto chimico provoca una mortalità dieci volte maggiore di quello chirurgico. Un batterio, infatti, (il Clostridium Sordellii) – difficilmente individuabile poiché non provoca febbre – sarebbe la causa di molte infezioni terminate con la morte!!!

Nel giugno scorso, sembra circolasse tra le scrivanie del ministero della Salute e dell’Agenzia Italiana del Farmaco un importante dossier inviato dalla Exelgyn, l’azienda che produce la Ru486 per sottoporre i dati in esso raccolti ad una valutazione tecnico-scientifica. Il dossier, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, descriveva il decesso di 29 persone in seguito all’uso della pillola abortiva. Tra gli effetti collaterali gravi – descritti e pubblicati su «Obstetrics and Gynecology» - c’è da tenere in considerazione l’episodio accaduto ad una donna a cui, in seguito ad un aborto chimico con Ru486, è stata amputata una gamba per un'infezione da Streptococco.

L’obiezione di coscienza tra i medici (secondo le statistiche sopra al 70%) è notevolmente cresciuta oggi. Tale prerogativa – scelta con libertà anche da chi non si professa credente – è il segno di una particolare e rispettosa attenzione alla vita. Forse è proprio la tecnica e la sperimentazione moderna che ha permesso ad una competente classe medica di comprendere i rischi verso cui andiamo incontro, nel momento in cui si oltrepassano i limiti della natura e della propria coscienza.

Se poi dietro l’ostinata volontà di legittimare una pillola abortiva si celasse l’opportunità di un cospicuo guadagno non risulterebbero spropositate le parole che Molière fa dire al suo Malato immaginario: «Ne deve aver ammazzata di gente per essere diventato così ricco»!

Michelangelo Nasca
04/08/2009

 

Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=1243



Postato da: ColpaMetafisica a 01:50 | link | commenti (2)
aborto, pillola abortiva, donatella quattrone

martedì, 03 novembre 2009
Nella cenere e nel racconto (Versione definitiva)

bruciato-pergamena_~k0691739


racconto


Nella cenere e nel racconto *



Se le fiamme consumano il mondo
resta ancora il ricordo.
Sono uomo e donna,
vecchio e fanciullo,
carne e sangue nella cenere e nel racconto
di ogni lacrima versata.
Ad ogni grido inascoltato
darò voce col mio amore.

D. Q.

* Riscritta seguendo il suggerimento del poeta Antonio Sangervasio.


Postato da: ColpaMetafisica a 00:27 | link | commenti (8)
poesia, donatella quattrone

lunedì, 02 novembre 2009
E' morta la poetessa Alda Merini

Alda Merini

 

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]


E' morta a Milano la poetessa Alda Merini. Aveva 78 anni. Era ricoverata all'ospedale San Paolo (dove sarà allestita la camera ardente) da una decina di giorni per un tumore osseo. Viveva in condizioni di quasi indigenza (una scelta di vita basata su una sorta di noncuranza), tanto che i pasti quotidiani le venivano portati dai servizi sociali comunali. Ha cantato gli esclusi e ha vissuto sulla sua pelle una delle peggiori forme di esclusione: la malattia mentale. Negli ultimi anni, per una strana contraddizione, era diventata quasi popolare: abbastanza frequenti le sue apparizioni in tivù, dove, con la sua voce arrochita dal fumo, diceva sempre cose profondissime e, nello stesso tempo, del tutto comprensibili al grande pubblico. Grazie a lei, molti si erano avvicinati alla poesie.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è detto profondamente rattristato: "Viene meno - ha aggiunto - una ispirata e limpida voce poetica". Era considerata la più grande poetessa italiana vivente. Nata in una famiglia poco abbiente (il padre era impiegato in una compagnia di assicurazione, la madre casalinga) la Merini esordì ad appena 15 anni con una raccolta La presenza di Orfeo, curata dall'editore Schwarz. E, mentre già attirava l'attenzione della critica, la prodigiosa ragazza incontrava difficoltà nel mondo della scuola "normale". Venne infatti respinta quando tentò di entrare al liceo Manzoni. Dissero che non era stata sufficiente nella prova d'italiano. E da lì in avanti, la sua vita è sempre stata al confine tra il riconoscimento della sua eccezionale capacità poetica e la difficoltà dovuta alla malattia. Malattia mentale che la portò al ricovero di un mese a Villa Turro nel 1947. Lei stessa ne ha sempre parlato e scritto definendo la sua sofferenza psichica come "ombre della mente".

Nel tempo ha saputo convivere con queste ombre e, anzi, per certi versi il dolore che ha attraversato le è servito per scandagliare più in profondità l'animo umano. Fin dai primi anni del suo lavoro poetico conobbe e frequentò maestri come Quasimodo, Montale e Manganelli che la sostennero e promossero la pubblicazione di sue opere. Dopo La presenza di Orfeo (e alcune poesie singole pubblicate in diverse antologie), escono Nozze romane e Paura di Dio. La Merini, nel frattempo si era sposata con Ettore Carniti (1953) e aveva avuto la sua prima figlia: Emanuela. Al pediatra della bambina aveva dedicato la raccolta Tu sei Pietro (1961). Comincia qui un altro periodo difficile costellato di ricoveri dolorisissimi e di ritorni a casa sempre difficili ma anche allietati dalla nascita di altri tre figli. Con un lungo periodo al Paolo Pini. Dal 1972 al 1979 la situazione, a poco a poco migliora e la poetessa torna a scrivere. E con grande coraggio racconta in poesia e prosa la sua esperienza (La Terra Santa).
Rimasta vedova nel 1981, si risposerà con il poeta Michele Pierri (1983) e con lui andrà a vivere a Taranto e ancora incontrerà i fantasmi della sua mente. Nel 1986 tornò a Milano dove ha sempre vissuto fino alla morte. E di questo ultimo ventennio sono la maggior parte delle sue opere più note: La vita facile, La vita felice, L'altra verità. Diario di una diversa, Le parole di Alda Merini. E ancora: Folle, folle, folle d'amore per te, Nel cerchio di un pensiero, Le briglie d'oro e tante altre. Compreso Superba è la notte, un tentativo di Einaudi di sistemare le poesie scritte tra il 1996 e il 1999. Sul suo sito, accanto alla foto con i capelli scarmigliati, lo sguardo profondo e l'immancabile sigaretta in mano, tre versi: "(Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura".
I frati francescani di Assisi, raggiunti dalla notizia, si sono riuniti in preghiera: "La comunità francescana del Sacro convento di Assisi affida al Signore l' anima della poetessa Alda Merini e partecipa al dolore di chi sta soffrendo per la sua perdita". Lo ha detto il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese. Tra la Merini e i francescani, infatti, c'era un rapporto particolare che, in qualche modo, faceva parte del suo più recente modo di essere con quella sua straordinaria apertura al mondo più semplice e alle altre arti meno "colte". Circa due anni fa, nella Basilica superiore, si tenne un concerto di Lucio Dalla ispirato ai versi di Alda Merini. Lei ne era orgogliosa e i francescani si erano innamorati di questa donna e del suo modo scontroso, ma dolcissimo di esistere.


(01 novembre 2009)


Fonte: http://milano.repubblica.it/


 





 

 

Postato da: ColpaMetafisica a 00:27 | link | commenti (3)
poesia, alda merini

lunedì, 26 ottobre 2009
Lettera aperta al sindaco di Faleria

libri

Immagine tratta dal sito: http://www.faleria.info/index.asp



Il seguente post sarà pubblicato a reti unificate. Il promotore è Nino Malgeri: http://www.ninomalgeri.blogspot.com/




Quando agli inizi di ottobre abbiamo incontrato il sindaco di Faleria per chiedere la riapertura della biblioteca pubblica la risposta è stata: Non ci sono fondi disponibili e inoltre è previsto il trasloco di alcuni uffici del comune proprio nell'edificio che ospita la biblioteca, pertanto la riapertura è rimandata a data da destinarsi; Noi comunque non ci siamo persi d'animo, da quel giorno abbiamo incontrato diversi abitanti della cittadina chiedendo se fossero a conoscenza di edifici pubblici che potessero ospitare da subito i libri che sarebbero stati sfrattati dagli impiegati comunali, ci è stato indicato un locale completamente vuoto chiamato l'Ospedaletto di San Giuliano un edificio che viene dato in affitto in alcuni giorni per manifestazioni politiche o culturali, e viene tenuto completamente inutilizzato per gran parte dell'anno, confortati dal consenso e in alcuni casi dall'entusiasta approvazione da parte dei cittadini scriviamo due righe al nostro caro primo cittadino, una lettera che verrà pubblicata sui seguenti blog collegati con noi: Odettetoulemonde, che ha partecipato alla stesura della missiva, SuzieQ, Stratosfera, Colpametafisica, BlueberyPie ... e verrà distribuita presso gli esercizi commerciali di Faleria e di Civitacastellana affinchè venga letta e valutata questa proposta di buonsenso dagli indubbi vantaggi per tutti i cittadini di Faleria e dei comuni limitrofi:

Biblioteca di Faleria 2. Lettera aperta al sindaco di Faleria.
sindaco@comunedifaleria.it

ep.c:
assessorecultura@comunedifaleria.it
assessorellpp@comunedifaleria.it

Caro sindaco,
abbiamo appreso dalle tue parole che la biblioteca pubblica non potrà essere riaperta fino a data da destinarsi poichè in quei locali è previsto il trasferimento di alcuni uffici comunali.
Pertanto abbiamo deciso con questa lettera di ribadire il concetto, senza polemica alcuna, che le strutture pubbliche sono a disposizione della comunità e dovrebbero essere i cittadini a decidere il loro uso. Dal momento che abbiamo scoperto che esiste un’altra struttura disponibile, l'Ospedaletto di San Giuliano, ti proponiamo di mettere questo edificio a impiego della nostra comunità così da poterlo adibire a luogo d'incontro permanente, tutti i giorni dalle otto di mattina fino a notte inoltrata. Ci piacerebbe che diventasse un Centro Socio-culturale sul modello del caffè letterario di Roma e del Centro Atrion di Carugate.
Vorremmo che il nostro fosse uno spazio di aggregazione e di proposta di attività culturali e politiche gestito in maniera comunitaria e collettiva. Offrirà a chi partecipa alle iniziative di esserne al tempo stesso promotore e organizzatore un ventaglio di servizi gratuiti o a prezzi politici, in modo da promuovere lo sport, la musica, la lettura di libri e quotidiani, l'uso di attrezzature informatiche e la connessione a Internet, ecc...

Vorremmo sottolineare che desideriamo che lo spazio sociale fosse completamente auto-gestito dagli abitanti di Faleria. Autofinanziato dalle molteplici attività che saranno intraprese: Biblioteca comunale, servizio di ristoro, corsi di informatica, e corsi di formazione alle nuove tecnologie riguardanti la biodilizia, le fonti rinnovabili, la Permacoltura etc.

Quanto sopra esposto è solo una bozza delle iniziative che si potranno realizzare per rendere questo luogo fruibile da tutti e per dare la possibilità ai cittadini di informarsi, leggere e acquisire conoscenze per intraprendere attività lavorative nuove e stimolanti.

Pertanto, caro Sindaco, ci aspettiamo che da subito codesta amministrazione si attivi affinché si proceda alla realizzazione del Centro Socio Culturale. Ribadiamo inoltre che detto Centro dovrà essere dotato di impianti a fonte rinnovabile, pannelli fotovoltaici, energia eolica e geotermica al fine di rendere il manufatto completamente autonomo a livello energetico. Tutte queste tecnologie saranno finanziate, come ben sai, dalla legge "Conto energia". Non chiediamo grandi investimenti di denaro e, soprattutto, pensiamo che questo centro porterà molti benefici a tutta la comunità di Faleria e delle cittadine adiacenti quali Calcata, Rignano Flaminio e Civita Castellana.

Ti proporremo un incontro nei prossimi giorni per illustrare i dettagli di questa iniziativa.

Cordiali saluti

I cittadini di Faleria

 

 

Postato da: ColpaMetafisica a 17:59 | link | commenti (4)
lettere, dal blog di ninomal

domenica, 25 ottobre 2009
Il punto improprio: poesie di Gino Di Costanzo

sepolti
 

(Fonte: http://www.infopal.it/leggi.php?id=12522)




IL PUNTO IMPROPRIO

 

Traversina traversina

traversina traversina

Bollenti rotaie, immobili, si cercano

Nel torrido pomeriggio, crepitando, s’inseguono

Nell’unico punto del piccolo infinito, tremolanti,

si toccano.

 

***

 

Con versamenti di parole accomodate

muti duplicati di eco risapute

abito i discorsi del non dire

e le loro emorragie

ma non vi ho cittadinanza.

Brunite cicatrici serrano lucchetti.

 

UNA TERRA

È ferita la terra
che erutta limoni
Nel cielo di Ulisse
luna di tufo bacia notti d'amore
e di morti ammazzati
Silenzio suona osceno
Mare senza fine
canta di re e di miserie
Anime si perdono
nei santuari senza dio
Destini inevitabili solcano campi di zolfo
dove, indomabile, profuma basilico

 

***

 

Sembra sorridere, il nero cadavere

tostato di fosforo.

Fuma ancora

ride beffardo:

bianca dentatura

su pelle annerita, direi anticata

strabuzza l’occhietto

insomma c’irride.

Ride di noi

che attoniti l’osserviamo

credendo d’esser vivi.

 

NON

 

Non disegnano spazio

le nostre forme non lo fanno.

I nostri corpi (singolari)

non avverano tempo

la tua essenza non libera profumo.

Il tuo respiro – impassibile -

non vedrà la mia primavera.

 

Vuoi ballare con me?

catena di lino

il mio abbraccio
è una sera d’altri tempi
La musica che sai
lo sai

c’illuderà ancora.

 

C’è

 

C’è una vita nella vita

che chiama proprio noi

eppure non l’udiamo.

C’è una vita nella vita

che ci afferra per un braccio

ma noi non ci fermiamo.

C’è una vita nella vita

che c’irride e fa boccacce

alla nostra cecità.

C’è una vita nella vita

che anche quando l’inseguiamo

dietro l’angolo sparisce.

C’è una vita nella vita

che abilmente e con perfidia

qualcheduno ci sottrae.

C’è una vita nella vita

di cui sappiamo poco

e che mai riconosciamo.

Una vita così estranea

che se osservata bene

pare proprio sia la nostra.

Postato da: ColpaMetafisica a 01:08 | link | commenti (11)
poesia, gino di costanzo

venerdì, 23 ottobre 2009
"Disseminata vertigine": la pittura surrealista di Renzo Margonari

Renzo Margonari, Vecchio drago sorvola Cartagine; acrilico e olio su tela (2006)

Vecchio drago sorvola Cartagine; acrilico e olio su tela (2006)





Renzo Margonari, Senza titolo e senza ragione; acrilico e olio su tela (2006)

Senza titolo e senza ragione; acrilico e olio su tela (2006)





Renzo Margonari, Evento di poca importanza; acrilico, olio e plastica su tela (2007)

Evento di poca importanza; acrilico, olio e plastica su tela (2007)





Renzo Margonari, Dragheria, acrilico e olio su tela cm 100x120 (2007)

Dragheria; acrilico e olio su tela cm 100x120 (2007)



 

Postato da: ColpaMetafisica a 01:59 | link | commenti (4)
poesia, arti visive, roberto sanesi, marialivia brunelli, renzo margonari

lunedì, 19 ottobre 2009
Politica è democrazia: Norberto Bobbio

 

norbertobobbio"In un dato momento della nostra vita - i venti mesi che separano l'8 settembre 1943 dal 25 aprile 1945 - siamo stati coinvolti in eventi più grandi di noi. Dalla totale mancanza di partecipazione alla vita politica italiana, cui ci aveva costretto il fascismo, ci siamo trovati, per così dire, moralmente obbligati a occuparci di politica in circostanze eccezionali, che sono quelle dell'occupazione tedesca e della guerra di Liberazione. La nostra vita è stata sconvolta. Tutti noi abbiamo conosciuto vicende dolorose: paura, fughe, arresti, prigionia; e la perdita di persone care. Perciò dopo non siamo più stati come eravamo prima. La nostra vita è stata divisa in due parti, un "prima" e un "dopo", che nel mio caso sono quasi simmetriche, perché il 25 luglio 1943, quando cadde il fascismo, avevo trentaquattro anni: ero giunto nel "mezzo del cammin" della mia vita. Nei venti mesi fra il settembre 1943 e l'aprile 1945 sono nato a una nuova esistenza, completamente diversa da quella precedente, che io considero come una pura e semplice anticipazione della vita autentica, iniziata con la Resistenza, alla quale partecipai come membro del Partito d'azione. Quando dico "noi" intendo una generazione di intellettuali che, come me, ha vissuto il passaggio fra due contrapposte realtà italiane".

 

Norberto Bobbio






***


   Ieri ricorreva il centenario dalla nascita del filosofo Norberto Nobbio. Egli è stato un filosofo ‘attivo’, una attento teorico della democrazia, dei diritti umani, del rispetto delle idee altrui, dell’importanza della ragione nelle scelte valoriali e politiche.

   La sua concezione politica non lo ha mai visto ‘ingabbiato’ in un’ideologia. Al contrario egli ha cercato di prendere quel che considerava migliore dell’ideologia marxista, allora dominante, sempre con un atteggiamento critico di messa in discussione di alcuni aspetti irrisolti e, spesso, non considerati dai suoi contemporanei.

   Bobbio non è stato un filosofo ‘accademico’ nel senso usuale del termine bensì un filosofo impegnato: egli stesso ha definito la sua filosofia una “filosofia militante”. Pur non partecipando attivamente alla vita politica è sempre stato un punto di riferimento per il mondo politico, prima con la sua lotta al fascismo poi con la teoria politica e gli studi sulla democrazia.

   Le sue affermazioni appaiono quanto mai attuali se osserviamo il caos del mondo politico odierno e la sempre più marcata carenza di guide dato che, a quanto pare, non abbiamo abbastanza coscienza etica e civile per essere in grado di guidarci da noi stessi.


D. Q.

Postato da: ColpaMetafisica a 00:03 | link | commenti (10)
norberto bobbio, filosofia, antifascismo, politicamente scorretta, democrazia, totalitarismi, donatella quattrone

sabato, 17 ottobre 2009
L'omofobia e le altre malattie dell'homo sapiens-demens

immagine sulla discriminazione

   Credo che l'intolleranza sia una delle tante piaghe di un mondo che dall'homo sapiens-sapiens è passato all'homo sapiens-demens. E' solo ricostruendo l'umanità che si potrà avere una società giusta. Sarò retorica ma penso che bisognerebbe educarci tutti alle emozioni positive, ad un'etica degli affetti, ai legami veri, al senso delle relazioni, al riconoscimento dell'altro, alla reciprocità nei rapporti...in una parola, all'amore.
    Molti pensano che il nostro non è un paese civile perchè non è passata la legge contro l'omofobia. Io dico che se il nostro fosse veramente un paese civile non ci sarebbe l'omofobia. Così come non ci sarebbero tutte le altre malattie dell' homo sapiens-demens: xenofobia, razzismo, intolleranza religiosa e via dicendo. Ultimamente si stanno verificando troppi casi di omofobia (ormai quasi ogni giorno) ed è una cosa che definire vergognosa è un eufemismo. Ma si stanno verificando anche diversi casi di aggressioni per motivi razziali eppure non lo si sottolinea più di tanto come nessuno si preoccupa come si deve, a mio parere, della libertà religiosa delle donne musulmane e del fatto che i credenti di questa religione abbiano pochi luoghi di culto e siano spesso costretti a pregare per strada. Ovviamente questi sono solo alcuni esempi. Tanti altri se ne potrebbero fare. Per questi motivi e non perchè sono dell'Udc credo che sia meglio che quella legge non sia passata. Penso sia una cosa tristissima che si debba sentire il bisogno di fare simili leggi ma credo che, se siamo messi così male, da averne bisogno sarebbe meglio una legge contro non solo le discriminazioni di genere ma contro tutte le discriminazioni: di genere, razziali (chè è vergognoso già solo il fatto che ci sia ancora il concetto di razza), per intolleranza o presunta superiorità religiosa, ecc. Questo per tutelare tutti i cittadini senza differenze e superiorità di parte da ogni, purtroppo, possibile forma di violenza.


D. Q.

Postato da: ColpaMetafisica a 01:14 | link | commenti (8)
politicamente scorretta, razzismo, vergogna, omofobia, xenofobia, libertà negata, donatella quattrone

giovedì, 15 ottobre 2009
Mi rimangio la parola

scritture 356   


                            
Mi

rimangio la parola

che masticarla ancora

prima di risputarla

è perversa mania

che mi folgora e mi svela  Di

colpo in colpo

a glottide usurata

si profila

lo squarcio del fulmine

che dispare

impari

in pari nembi appaiati e franti  Si

dà il dettato

se pur impastato

inchiostro simpatico

che fa il verso

a la saetta inconclusa  E no

non risuona a morto

se pur allettato

dritto stinco

a svangare la bara

dai vermi brulicanti  E fila

si sfila come flutto

in miriadi di schiume

bava a bava eluse

escluse

dalla magna chora

consegnata all’ora

in cui il ridirsi ancora

è prece ignava

al non più riconoscersi  Di

scena in scena

piccolo uomo escremento

che incrementa

la saturazione della gola

Ancora una ferita

la mano nel costato s’apre

la via

al solo differirsi

in pari altri dissapaiati e anonimi  Mi

rimangio la parola

per meglio deglutirla

e custodirla

senza più sputarla

e dettarla

Nessun luogo

da tracimare

nessuna sinfonia da evacuare

solo crudità

da fibrillare

sulla graticola

ove escuoce

il senso ultimo

e mai definitivo

che soffre

il riflesso de la imago

da cui estromettere

il nome

vago

 

e

 

vacuo

 

(da un libercolo in via di costruzione denominato: “Casta Carta Cauta Canta”)

Postato da: EnzoCampi a 13:52 | link | commenti (12)
enzo campi, poesia filosofica

martedì, 13 ottobre 2009
la tela


 


Ore


pensanti al dolore del freddo del mare.


Vinti


da avventi e da storie di glorie passate.


Incerti


pensieri d'amore perpetuo cantare.


Capire


a distanza di anni la vita,


rapita


al cuore la vista dei tempi vissuti.


Siam noi quelle bocche derise,


che segnano il tempo,


gli allori sul capo trionfante


che danno l'incanto,


Il sorriso ormai spento


che sfuma


e che dipingo al vento.


Postato da: sangervasio a 00:50 | link | commenti (10)
poesia, antonio sangervasio

domenica, 04 ottobre 2009
grammé / phoné


derrida-jacques


(per Jacques Derrida) 

 

 

colpi risuonano
contratti
nelle casse
armoniche
del corpo
che s’offre
al supplizio acustico
del suo stesso
urlo
invaginato
e soffre
la caduta
nell’eclissi
del tono
in mugugni
ringhiati
a denti ben serrati
mentre
l’ignava mano
dell’auditore
gira la manovella
per caricare il
grammofono

grammé atona
sdentata
e soffiata
nel semicerchio
d’una parabola
decapitata
nel suo cuore poematico
che annaspa
a tentoni
rincorrendo
il suo inevitabile
declino
facendosi
storia-di-sé-in-sé
raccontandosi
probabili alchimie
volte a coagulare
imperiosi avverbi
e fascinosi aggettivi
per potersi dire
ancora una volta
nella cenere
che mortifica il fuoco

phoné grintosa
glossolalica
e slabbrata
in colpi di lingua
che saetta
e oscilla
impastando
saliva e rabbia
per meglio sfibrare
il fonema arcano
che fende
l’aria
e si sistema
nelle varie cornici
che designano
i dissolti confini
dell’eco

colpi risuonano
rinsaviti
nelle cavità
orbitali
dell’occhio
che s’offre
all’implacabile
abbacinamento
e soffre
solo il nero
che ottenebra
la tenebra
e mai svela
l’eliotropico livore
in cui inalberarsi
per meglio
seguire
il transito della luce
a cui porgere
la mano
in segno di
sottomissione


 

Postato da: EnzoCampi a 10:57 | link | commenti (14)
derrida, enzo campi, poesia filosofica

Qualcosa di Carmine che mi era sfuggito e qualcos'altro di nuovo

foto di una mano con rosa
(Foto tratta da Internet)





La campana di vetro                                           

                                                                                            In memoria di Luigi

 

 

 

Sorpassammo un'altra auto proprio mentre tu

Passavi sotto quella porta in fondo a quel viale

Poi fu un lungo silenzio per chilometri e chilometri

 

Tra le sterpaglie mi sembrò di vedere un serpente

Tra le lacrime mi sembrò di scorgere una rosa

Tra le mani stringemmo una vecchia foto piegata

 

Implodemmo

 

Forse l’amore era solo un malinteso

Forse avevamo già dimenticato

Forse avevamo sbagliato solo strada

 

Sarebbe stato bellissimo se in quello stormo di rondini

ci  fosse stato un  posto anche per te

con la tua stupida valigia e quelle orribili felpe

 

e invece no

 

ci vollero quattro mani per mettere le tue spalle a terra per sempre

e neanche una parola per dirti addio

ci voltammo perché il tuo sole non ci accecasse

ci voltammo perché iniziò la pioggia

ci voltammo perché finì quel giorno

ci voltammo per guardare un aquilone

ci voltammo per non guardarti più dormire

 

il cuore si gonfiò come una vela

la torta restò nel frigo

le bevande scadute nelle scale

 

e così

all’alba di uno stupido martedì

finimmo a parlare noi del tuo futuro

dell’ultima volta che ti asciugammo i capelli

dalle tua ultima grassa  festosa risata

del tuo tenero maledetto cuore e delle tue mani sottili e delicate

delle tue mucose martoriate

 

 

 

arrivasti piano

avrei preferito non conoscerti mai

dalla finestra a pochi metri da noi

cadevano ciechi aghi  di pino

Un poeta in difficoltà

Le noci cadono nel caffè
E’ un tonfo sordo nero
Una dura ragione

Ma il sapore è dolce
Come il respiro
Le Assi cartesiane
La polvere calda

L’unicorno vola nella stanza
Viene da un altro mondo
Esattamente come il silenzio buono profumato

Sarà che c’è un vuoto
Che ci sono le rose
Che il dolore chiede il bis
Che non si sentono applausi

I miei genitori sono modesti
Non sanno che scrivo poesie
Ma credono che sia un nuovo viaggio
E leggono tanto

 

Se si potesse tagliare quest’estate
Da qualche parte ci sarebbe un’ora di sole in più
E il tuo sorriso
Due cose semplici
Elementari

Ma non lo sappiamo
Che cosa vuole il vento quando soffia
Quando il mare ridiventa calmo senza dire nulla
Abbiamo davvero molto da imparare
Da quello che è diverso dalla vita
Da quello che abbiamo sempre immaginato
Senza neanche sapere che cosa è giusto
O cosi forte cresce la gramigna
Qui sotto le nuvole che piangono

 

Postato da: ColpaMetafisica a 01:06 | link | commenti (6)
poesia, carmine vitale

sabato, 03 ottobre 2009
Il salmo più triste della Bibbia

messina111
(foto del nubifragio di Messina)








 
SALMO 87

Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l'orecchio al mio lamento.

Io sono colmo di sventure,
la mia vita è vicino alla tomba.
Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,
sono come un uomo ormai privo di forza.

E' tra i morti il mio giaciglio,
sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo
e che la tua mano ha abbandonato.

Mi hai gettato nella fossa profonda,
nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Pesa su di me il tuo sdegno
e con tutti i tui flutti mi sommergi.

Hai allontanato da me i miei compagni,
mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo;
si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti?
O sorgono le ombre a darti lode?

Si celebra forse la bontà nel sepolcro,
la tua fedeltà negli inferi?
Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi,
la tua giustizia nel paese dell'oblio?

Ma io a te, Signore, grido aiuto,
e al mattino giunge a te la mia preghiera.
Perchè, Signore, mi respingi,
perché mi nascondi il tuo volto?

Sono infelice e morente dall'infanzia,
sono sfinito, oppresso dai terrori.
 Su di me è passata la tua ira,
i tuoi spaventi mi hanno annientato,

mi circondano come acqua tutto il giorno,
tutti insieme mi avvolgono.
Hai allontanato da me amici e conoscenti
mi sono compagne solo le tenebre.










Postato da: ColpaMetafisica a 00:30 | link | commenti (4)
catastrofi, preghiera, il salmo più triste