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Il 21 dicembre 2012 è oggi associato all'idea che in tale data si verificherà un cataclisma. Questa idea è stata diffusa attraverso siti internet, libri e documentari TV. Vi sono varie teorie scientifiche secondo le quali in quell'anno aumenterà il calore solare provocando quindi complicazioni con i sistemi elettrici, anche per l'inversione del campo magnetico terrestre. Per molti, invece, il tutto non ha nessuna prova, anche perché i più sono convinti che tutti si allarmino solo perché finisce il calendario Maya, non riuscendo ad entrare nell'ottica che questo serviva solo come fine di un periodo, e non per forza connesso ad un evento apocalittico, anche se alcuni ritengono che la fine sia sempre coincisa con eventi catastrofici.
Il calendario del popolo Maya è basato su venticinque diversi cicli faraonici. Il ciclo maggiore, o Lungo computo, dura esattamente 1.872.000 giorni (circa 5.125 anni): il ciclo attuale ha avuto inizio nel
Secondo i sostenitori della New Age in questa data si completerà un intero[senza fonte] ciclo[non chiaro] di precessione degli equinozi, e ciò segnerà l'inizio dell'Era dell'Acquario, un periodo di pace globale e profonda evoluzione spirituale.
Sulla base di interpretazioni di impronta prevalentemente new age, rigettate dagli archeologi e dai geomagnetologi, sono state formulate varie tesi e teorie sulla corrispondenza della data del 21 dicembre 2012 con eventi quali la fine del mondo o trasformazioni radicali dello stesso. Come una eventuale profezia Maya data al 2012. Risultano anzi diverse tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che fa ritenere che essi non pensassero a questo giorno come all'ultimo. La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l'ingresso nella nuova era, in questo caso il sesto ciclo. Infatti, ogni fine ciclo segnava un periodo di grandi cambiamenti (data la lunghezza plurisecolare di ogni ciclo, era normale che vi fosse stata un'evoluzione tecnologica rispetto allo stesso periodo del precedente) a cui sarebbe dovuto corrispondere un periodo di pace e serenità, ed altre opinioni moderne su tale data interpretano essa non come una fine, ma come un nuovo periodo di pace dopo le guerre mondiali e locali dell'ultimo secolo..
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_apocalittiche_sul_21_dicembre_2012
***
Questa sera ascoltavo la televisione: parlavano della fine del mondo, che sarebbe il 21/12/2012.I
Io sono tra i fortunati !!!!!! Mi scade la bombola del gas dell'auto in quella data lì.
ISERATO


(Testo)
IN QUESTA CASA
BENIGNO ZACCAGNINI
TRASSE AMORE E FORZA
PER L'APOSTOLATO NELL'AZIONE CATTOLICA
PER LA FRONTIERA DELLA LIBERTA'
NELLA RESISTENZA
PER LA POLITICA COME SERVIZIO NEL PAESE
CON L'ANSIA DI GIUSTIZIA
DEL CATTOLICO DEMOCRATICO
NEL PENSIERO E NELL'AZIONE
ACLI - AZIONE CATTOLICA - CISL
COLDIRETTI - CONFCOOPERATIVE
NEL DECENNALE DELLA MORTE
NOVEMBRE 1999
foto EDC
Benigno Zaccagnini (Faenza, 17 aprile 1912 – Ravenna, 5 novembre 1989) è stato un medico e politico italiano.
Nel 1937 si laureò in pediatria e fino all'8 settembre 1943 esercitò la professione medica.
Attratto dalla politica, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e prese parte alla Resistenza partigiana tra le file dei "bianchi".
Membro del Comitato di Liberazione Nazionale, fu tra i più attivi combattenti antifascisti della sua provincia, in questo frangente strinse amicizia con Arrigo Boldrini e, nonostante la loro diversità ideologica (Boldrini era del Partito Comunista Italiano), collaborarono senza screzi alla liberazione della Romagna.
Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 ed alla Camera dei Deputati nel 1948, si schierò a favore della formula politica del centrosinistra aderendo alla corrente di Aldo Moro, rappresentante della "sinistra" democristiana.
Il suo seggio alla Camera fu confermato fino al 1979, mentre dal 1983 fino alla morte fece parte del Senato della Repubblica nonostante si candidasse sempre in Emilia-Romagna, regione in cui il PCI raggiungeva la maggioranza assoluta.
La sua attività governativa cominciò nel 1958, quando divenne sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Fanfani II.
L'anno successivo fu Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Segni II, e mantenne tale carica anche durante la breve esperienza del governo Tambroni (1960), per passare, sempre nello stesso anno, al Ministero dei Lavori Pubblici nel successivo governo guidato da Amintore Fanfani, il terzo esecutivo presieduto dal politico toscano.
Soprannominato "l'onesto Zac", negli anni seguenti preferì ricevere incarichi di partito: nel 1972 divenne il portavoce della corrente di sinistra e nel 1975 fu nominato segretario nazionale dello Scudo Crociato.
Nelle elezioni politiche del 1976 la DC da lui guidata ottenne il 38,7% dei voti (+3,4% rispetto alle elezioni amministrative dell'anno prima), riuscendo in tal modo a frenare la corsa a Palazzo Chigi di Enrico Berlinguer, segretario del partito comunista, che pur toccò con il 34,4% il suo massimo risultato elettorale.
Durante il rapimento di Aldo Moro, eseguito dalle Brigate Rosse, Zaccagnini difese la "linea della fermezza" ma la tragica morte dell'amico e collega lo distrusse umanamente e politicamente: nel 1980 venne sostituito nella carica di segretario nazionale da Flaminio Piccoli e, da quel momento in poi, non accettò alcun incarico istituzionale.
Nel 1984 venne eletto al Parlamento Europeo.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Benigno_Zaccagnini
***
Oggi ricorre il ventennale dalla morte di Benigno Zaccagnini. Zaccagnini è stato uno dei politici più attivi nella lotta al fascismo. Essendo membro del Comitato di Liberazione Nazionale, la sua è stata una lotta affiancata a quella di altre ideologie politiche. L’apertura a ideologie diverse dalla sua è stata una caratteristica costante dell’impegno politico di Zaccagnini. Essa lo ha portato dapprima alla collaborazione amicale e pacifica con Arrigo Boldrini e poi all’adesione alla corrente di Aldo Moro, altro grande politico fautore di alleanze.
Mi piace ricordare le parole di un giornale clandestino degli allora partigiani Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini nel quale, in romagnolo, c’era scritto: “Se è notte si farà giorno”. Per me questa frase rappresenterebbe un monito all’impegno per il futuro.
Zaccagnini fu soprannominato “l’onesto Zac” e, a mio parere, fu veramente un politico animato da onestà intellettuale. Nel 1980, al Congresso Nazionale della DC, disse queste parole: “Dobbiamo essere presenti là dove c'è un privilegio da rimuovere e un riscatto da promuovere. Non abbiamo idee da cambiare, dobbiamo cambiare noi stessi per essere meno difformi rispetto alle nostre idee”.
D. Q.


Ho già parlato di quest’argomento pochi mesi ma, poiché, ormai la faccenda sembra diventata qualcosa a cui dovremo abituarci e non ci si riflette più su, ho deciso di riparlarne fornendo però maggiori informazioni. A ricordarmi di questa questione e a spingermi a fare ricerche più approfondite sono state le parole pronunciate da un ragazzo, studente di Farmacia, pochi giorni fa, durante un incontro. Egli parlava su come, a proposito della pillola abortiva, non si dica, avendone decisa la commercializzazione, che “risolve un problema” ma ne crea tanti altri per via della gravità degli effetti collaterali. Soprattutto non si dice quali siano questi effetti. Il ragazzo raccontava anche che aveva sentito una ragazza chiamare
D. Q.
***
(4 Agosto 2009) - L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato in questi giorni l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 in ambito ospedaliero. Tale articolo farmaceutico viene considerato un’alternativa all’aborto chirurgico. Si tratta di un prodotto chimico a base di mifepristone, un potente antiormonale che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero provocandone l’aborto.
Fu l'endocrinologo francese Étienne-Émile Baulieu a trasformare in abortivo un potente medicinale (sperimentato sui topi) che era in grado di arrestare il funzionamento della ghiandola surrenale. Da quel momento (1980) ci si diede da fare per poter utilizzare la proprietà abortiva di questa nuova molecola sulla donna.
La terapia protocollare dalla Ru486 prevede due pillole, assunte a distanza di tre giorni l’una dall’altra; la prima pillola uccide il feto, la seconda provoca le contrazioni per l’espulsione dell’embrione. Tale trattamento non è però infallibile, nel 5% (si parla anche dell’8%) dei casi diventa, infatti, necessario intervenire con un aborto chirurgico.
Tra le complicazioni relative all’assunzione della pillola abortiva Ru486 (emorragie, infezioni, eventi trombotici ecc.) c’è quello della mortalità! Già nel 2005 la prestigiosa rivista New England Medical Journal dichiarava che l'aborto chimico provoca una mortalità dieci volte maggiore di quello chirurgico. Un batterio, infatti, (il Clostridium Sordellii) – difficilmente individuabile poiché non provoca febbre – sarebbe la causa di molte infezioni terminate con la morte!!!
Nel giugno scorso, sembra circolasse tra le scrivanie del ministero della Salute e dell’Agenzia Italiana del Farmaco un importante dossier inviato dalla Exelgyn, l’azienda che produce
L’obiezione di coscienza tra i medici (secondo le statistiche sopra al 70%) è notevolmente cresciuta oggi. Tale prerogativa – scelta con libertà anche da chi non si professa credente – è il segno di una particolare e rispettosa attenzione alla vita. Forse è proprio la tecnica e la sperimentazione moderna che ha permesso ad una competente classe medica di comprendere i rischi verso cui andiamo incontro, nel momento in cui si oltrepassano i limiti della natura e della propria coscienza.
Se poi dietro l’ostinata volontà di legittimare una pillola abortiva si celasse l’opportunità di un cospicuo guadagno non risulterebbero spropositate le parole che Molière fa dire al suo Malato immaginario: «Ne deve aver ammazzata di gente per essere diventato così ricco»!
Michelangelo Nasca
04/08/2009
Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=1243



Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
[Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]
E' morta a Milano la poetessa Alda Merini. Aveva 78 anni. Era ricoverata all'ospedale San Paolo (dove sarà allestita la camera ardente) da una decina di giorni per un tumore osseo. Viveva in condizioni di quasi indigenza (una scelta di vita basata su una sorta di noncuranza), tanto che i pasti quotidiani le venivano portati dai servizi sociali comunali. Ha cantato gli esclusi e ha vissuto sulla sua pelle una delle peggiori forme di esclusione: la malattia mentale. Negli ultimi anni, per una strana contraddizione, era diventata quasi popolare: abbastanza frequenti le sue apparizioni in tivù, dove, con la sua voce arrochita dal fumo, diceva sempre cose profondissime e, nello stesso tempo, del tutto comprensibili al grande pubblico. Grazie a lei, molti si erano avvicinati alla poesie.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è detto profondamente rattristato: "Viene meno - ha aggiunto - una ispirata e limpida voce poetica". Era considerata la più grande poetessa italiana vivente. Nata in una famiglia poco abbiente (il padre era impiegato in una compagnia di assicurazione, la madre casalinga)
Nel tempo ha saputo convivere con queste ombre e, anzi, per certi versi il dolore che ha attraversato le è servito per scandagliare più in profondità l'animo umano. Fin dai primi anni del suo lavoro poetico conobbe e frequentò maestri come Quasimodo, Montale e Manganelli che la sostennero e promossero la pubblicazione di sue opere. Dopo La presenza di Orfeo (e alcune poesie singole pubblicate in diverse antologie), escono Nozze romane e Paura di Dio.
Rimasta vedova nel 1981, si risposerà con il poeta Michele Pierri (1983) e con lui andrà a vivere a Taranto e ancora incontrerà i fantasmi della sua mente. Nel 1986 tornò a Milano dove ha sempre vissuto fino alla morte. E di questo ultimo ventennio sono la maggior parte delle sue opere più note: La vita facile, La vita felice, L'altra verità. Diario di una diversa, Le parole di Alda Merini. E ancora: Folle, folle, folle d'amore per te, Nel cerchio di un pensiero, Le briglie d'oro e tante altre. Compreso Superba è la notte, un tentativo di Einaudi di sistemare le poesie scritte tra il 1996 e il 1999. Sul suo sito, accanto alla foto con i capelli scarmigliati, lo sguardo profondo e l'immancabile sigaretta in mano, tre versi: "(Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura".
I frati francescani di Assisi, raggiunti dalla notizia, si sono riuniti in preghiera: "La comunità francescana del Sacro convento di Assisi affida al Signore l' anima della poetessa Alda Merini e partecipa al dolore di chi sta soffrendo per la sua perdita". Lo ha detto il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese. Tra
(01 novembre 2009)
Fonte: http://milano.repubblica.it/
Immagine tratta dal sito: http://www.faleria.info/index.asp
Il seguente post sarà pubblicato a reti unificate. Il promotore è Nino Malgeri: http://www.ninomalgeri.blogspot.com/
Quando agli inizi di ottobre abbiamo incontrato il sindaco di Faleria per chiedere la riapertura della biblioteca pubblica la risposta è stata: Non ci sono fondi disponibili e inoltre è previsto il trasloco di alcuni uffici del comune proprio nell'edificio che ospita la biblioteca, pertanto la riapertura è rimandata a data da destinarsi; Noi comunque non ci siamo persi d'animo, da quel giorno abbiamo incontrato diversi abitanti della cittadina chiedendo se fossero a conoscenza di edifici pubblici che potessero ospitare da subito i libri che sarebbero stati sfrattati dagli impiegati comunali, ci è stato indicato un locale completamente vuoto chiamato l'Ospedaletto di San Giuliano un edificio che viene dato in affitto in alcuni giorni per manifestazioni politiche o culturali, e viene tenuto completamente inutilizzato per gran parte dell'anno, confortati dal consenso e in alcuni casi dall'entusiasta approvazione da parte dei cittadini scriviamo due righe al nostro caro primo cittadino, una lettera che verrà pubblicata sui seguenti blog collegati con noi: Odettetoulemonde, che ha partecipato alla stesura della missiva, SuzieQ, Stratosfera, Colpametafisica, BlueberyPie ... e verrà distribuita presso gli esercizi commerciali di Faleria e di Civitacastellana affinchè venga letta e valutata questa proposta di buonsenso dagli indubbi vantaggi per tutti i cittadini di Faleria e dei comuni limitrofi:
Biblioteca di Faleria 2. Lettera aperta al sindaco di Faleria.
sindaco@comunedifaleria.it
ep.c:
assessorecultura@comunedifaleria.it
assessorellpp@comunedifaleria.it
Caro sindaco,
abbiamo appreso dalle tue parole che la biblioteca pubblica non potrà essere riaperta fino a data da destinarsi poichè in quei locali è previsto il trasferimento di alcuni uffici comunali.
Pertanto abbiamo deciso con questa lettera di ribadire il concetto, senza polemica alcuna, che le strutture pubbliche sono a disposizione della comunità e dovrebbero essere i cittadini a decidere il loro uso. Dal momento che abbiamo scoperto che esiste un’altra struttura disponibile, l'Ospedaletto di San Giuliano, ti proponiamo di mettere questo edificio a impiego della nostra comunità così da poterlo adibire a luogo d'incontro permanente, tutti i giorni dalle otto di mattina fino a notte inoltrata. Ci piacerebbe che diventasse un Centro Socio-culturale sul modello del caffè letterario di Roma e del Centro Atrion di Carugate.
Vorremmo che il nostro fosse uno spazio di aggregazione e di proposta di attività culturali e politiche gestito in maniera comunitaria e collettiva. Offrirà a chi partecipa alle iniziative di esserne al tempo stesso promotore e organizzatore un ventaglio di servizi gratuiti o a prezzi politici, in modo da promuovere lo sport, la musica, la lettura di libri e quotidiani, l'uso di attrezzature informatiche e la connessione a Internet, ecc...
Vorremmo sottolineare che desideriamo che lo spazio sociale fosse completamente auto-gestito dagli abitanti di Faleria. Autofinanziato dalle molteplici attività che saranno intraprese: Biblioteca comunale, servizio di ristoro, corsi di informatica, e corsi di formazione alle nuove tecnologie riguardanti la biodilizia, le fonti rinnovabili, la Permacoltura etc.
Quanto sopra esposto è solo una bozza delle iniziative che si potranno realizzare per rendere questo luogo fruibile da tutti e per dare la possibilità ai cittadini di informarsi, leggere e acquisire conoscenze per intraprendere attività lavorative nuove e stimolanti.
Pertanto, caro Sindaco, ci aspettiamo che da subito codesta amministrazione si attivi affinché si proceda alla realizzazione del Centro Socio Culturale. Ribadiamo inoltre che detto Centro dovrà essere dotato di impianti a fonte rinnovabile, pannelli fotovoltaici, energia eolica e geotermica al fine di rendere il manufatto completamente autonomo a livello energetico. Tutte queste tecnologie saranno finanziate, come ben sai, dalla legge "Conto energia". Non chiediamo grandi investimenti di denaro e, soprattutto, pensiamo che questo centro porterà molti benefici a tutta la comunità di Faleria e delle cittadine adiacenti quali Calcata, Rignano Flaminio e Civita Castellana.
Ti proporremo un incontro nei prossimi giorni per illustrare i dettagli di questa iniziativa.
Cordiali saluti
I cittadini di Faleria
(Fonte: http://www.infopal.it/leggi.php?id=12522)
IL PUNTO IMPROPRIO
Traversina traversina
traversina traversina
Bollenti rotaie, immobili, si cercano
Nel torrido pomeriggio, crepitando, s’inseguono
Nell’unico punto del piccolo infinito, tremolanti,
si toccano.
***
Con versamenti di parole accomodate
muti duplicati di eco risapute
abito i discorsi del non dire
e le loro emorragie
ma non vi ho cittadinanza.
Brunite cicatrici serrano lucchetti.
UNA TERRA
È ferita la terra
che erutta limoni
Nel cielo di Ulisse
luna di tufo bacia notti d'amore
e di morti ammazzati
Silenzio suona osceno
Mare senza fine
canta di re e di miserie
Anime si perdono
nei santuari senza dio
Destini inevitabili solcano campi di zolfo
dove, indomabile, profuma basilico
***
Sembra sorridere, il nero cadavere
tostato di fosforo.
Fuma ancora
ride beffardo:
bianca dentatura
su pelle annerita, direi anticata
strabuzza l’occhietto
insomma c’irride.
Ride di noi
che attoniti l’osserviamo
credendo d’esser vivi.
NON
Non disegnano spazio
le nostre forme non lo fanno.
I nostri corpi (singolari)
non avverano tempo
la tua essenza non libera profumo.
Il tuo respiro – impassibile -
non vedrà la mia primavera.
Vuoi ballare con me?
catena di lino
il mio abbraccio
è una sera d’altri tempi
La musica che sai
lo sai
c’illuderà ancora.
C’è
C’è una vita nella vita
che chiama proprio noi
eppure non l’udiamo.
C’è una vita nella vita
che ci afferra per un braccio
ma noi non ci fermiamo.
C’è una vita nella vita
che c’irride e fa boccacce
alla nostra cecità.
C’è una vita nella vita
che anche quando l’inseguiamo
dietro l’angolo sparisce.
C’è una vita nella vita
che abilmente e con perfidia
qualcheduno ci sottrae.
C’è una vita nella vita
di cui sappiamo poco
e che mai riconosciamo.
Una vita così estranea
che se osservata bene
pare proprio sia la nostra.

Vecchio drago sorvola Cartagine; acrilico e olio su tela (2006)

Senza titolo e senza ragione; acrilico e olio su tela (2006)

Evento di poca importanza; acrilico, olio e plastica su tela (2007)
Dragheria; acrilico e olio su tela cm 100x120 (2007)
"In un dato momento della nostra vita - i venti mesi che separano l'8 settembre 1943 dal 25 aprile 1945 - siamo stati coinvolti in eventi più grandi di noi. Dalla totale mancanza di partecipazione alla vita politica italiana, cui ci aveva costretto il fascismo, ci siamo trovati, per così dire, moralmente obbligati a occuparci di politica in circostanze eccezionali, che sono quelle dell'occupazione tedesca e della guerra di Liberazione. La nostra vita è stata sconvolta. Tutti noi abbiamo conosciuto vicende dolorose: paura, fughe, arresti, prigionia; e la perdita di persone care. Perciò dopo non siamo più stati come eravamo prima. La nostra vita è stata divisa in due parti, un "prima" e un "dopo", che nel mio caso sono quasi simmetriche, perché il 25 luglio 1943, quando cadde il fascismo, avevo trentaquattro anni: ero giunto nel "mezzo del cammin" della mia vita. Nei venti mesi fra il settembre 1943 e l'aprile 1945 sono nato a una nuova esistenza, completamente diversa da quella precedente, che io considero come una pura e semplice anticipazione della vita autentica, iniziata con
Norberto Bobbio
***
Ieri ricorreva il centenario dalla nascita del filosofo Norberto Nobbio. Egli è stato un filosofo ‘attivo’, una attento teorico della democrazia, dei diritti umani, del rispetto delle idee altrui, dell’importanza della ragione nelle scelte valoriali e politiche.
La sua concezione politica non lo ha mai visto ‘ingabbiato’ in un’ideologia. Al contrario egli ha cercato di prendere quel che considerava migliore dell’ideologia marxista, allora dominante, sempre con un atteggiamento critico di messa in discussione di alcuni aspetti irrisolti e, spesso, non considerati dai suoi contemporanei.
Bobbio non è stato un filosofo ‘accademico’ nel senso usuale del termine bensì un filosofo impegnato: egli stesso ha definito la sua filosofia una “filosofia militante”. Pur non partecipando attivamente alla vita politica è sempre stato un punto di riferimento per il mondo politico, prima con la sua lotta al fascismo poi con la teoria politica e gli studi sulla democrazia.
Le sue affermazioni appaiono quanto mai attuali se osserviamo il caos del mondo politico odierno e la sempre più marcata carenza di guide dato che, a quanto pare, non abbiamo abbastanza coscienza etica e civile per essere in grado di guidarci da noi stessi.
D. Q.

Mi
rimangio la parola
che masticarla ancora
prima di risputarla
è perversa mania
che mi folgora e mi svela Di
colpo in colpo
a glottide usurata
si profila
lo squarcio del fulmine
che dispare
impari
in pari nembi appaiati e franti Si
dà il dettato
se pur impastato
inchiostro simpatico
che fa il verso
a la saetta inconclusa E no
non risuona a morto
se pur allettato
dritto stinco
a svangare la bara
dai vermi brulicanti E fila
si sfila come flutto
in miriadi di schiume
bava a bava eluse
escluse
dalla magna chora
consegnata all’ora
in cui il ridirsi ancora
è prece ignava
al non più riconoscersi Di
scena in scena
piccolo uomo escremento
che incrementa
la saturazione della gola
Ancora una ferita
la mano nel costato s’apre
la via
al solo differirsi
in pari altri dissapaiati e anonimi Mi
rimangio la parola
per meglio deglutirla
e custodirla
senza più sputarla
e dettarla
Nessun luogo
da tracimare
nessuna sinfonia da evacuare
solo crudità
da fibrillare
sulla graticola
ove escuoce
il senso ultimo
e mai definitivo
che soffre
il riflesso de la imago
da cui estromettere
il nome
vago
e
vacuo
Ore pensanti al dolore del freddo del mare. Vinti da avventi e da storie di glorie passate. Incerti pensieri d'amore perpetuo cantare. Capire a distanza di anni la vita, rapita al cuore la vista dei tempi vissuti. Siam noi quelle bocche derise, che segnano il tempo, gli allori sul capo trionfante che danno l'incanto, Il sorriso ormai spento che sfuma e che dipingo al vento.

(per Jacques Derrida)
colpi risuonano
contratti
nelle casse
armoniche
del corpo
che s’offre
al supplizio acustico
del suo stesso
urlo
invaginato
e soffre
la caduta
nell’eclissi
del tono
in mugugni
ringhiati
a denti ben serrati
mentre
l’ignava mano
dell’auditore
gira la manovella
per caricare il
grammofono
grammé atona
sdentata
e soffiata
nel semicerchio
d’una parabola
decapitata
nel suo cuore poematico
che annaspa
a tentoni
rincorrendo
il suo inevitabile
declino
facendosi
storia-di-sé-in-sé
raccontandosi
probabili alchimie
volte a coagulare
imperiosi avverbi
e fascinosi aggettivi
per potersi dire
ancora una volta
nella cenere
che mortifica il fuoco
phoné grintosa
glossolalica
e slabbrata
in colpi di lingua
che saetta
e oscilla
impastando
saliva e rabbia
per meglio sfibrare
il fonema arcano
che fende
l’aria
e si sistema
nelle varie cornici
che designano
i dissolti confini
dell’eco
colpi risuonano
rinsaviti
nelle cavità
orbitali
dell’occhio
che s’offre
all’implacabile
abbacinamento
e soffre
solo il nero
che ottenebra
la tenebra
e mai svela
l’eliotropico livore
in cui inalberarsi
per meglio
seguire
il transito della luce
a cui porgere
la mano
in segno di
sottomissione

(Foto tratta da Internet)
La campana di vetro
In memoria di Luigi
Sorpassammo un'altra auto proprio mentre tu
Passavi sotto quella porta in fondo a quel viale
Poi fu un lungo silenzio per chilometri e chilometri
Tra le sterpaglie mi sembrò di vedere un serpente
Tra le lacrime mi sembrò di scorgere una rosa
Tra le mani stringemmo una vecchia foto piegata
Implodemmo
Forse l’amore era solo un malinteso
Forse avevamo già dimenticato
Forse avevamo sbagliato solo strada
Sarebbe stato bellissimo se in quello stormo di rondini
ci fosse stato un posto anche per te
con la tua stupida valigia e quelle orribili felpe
e invece no
ci vollero quattro mani per mettere le tue spalle a terra per sempre
e neanche una parola per dirti addio
ci voltammo perché il tuo sole non ci accecasse
ci voltammo perché iniziò la pioggia
ci voltammo perché finì quel giorno
ci voltammo per guardare un aquilone
ci voltammo per non guardarti più dormire
il cuore si gonfiò come una vela
la torta restò nel frigo
le bevande scadute nelle scale
e così
all’alba di uno stupido martedì
finimmo a parlare noi del tuo futuro
dell’ultima volta che ti asciugammo i capelli
dalle tua ultima grassa festosa risata
del tuo tenero maledetto cuore e delle tue mani sottili e delicate
delle tue mucose martoriate
arrivasti piano
avrei preferito non conoscerti mai
dalla finestra a pochi metri da noi
cadevano ciechi aghi di pino
Un poeta in difficoltà
Le noci cadono nel caffè
E’ un tonfo sordo nero
Una dura ragione
Ma il sapore è dolce
Come il respiro
Le Assi cartesiane
La polvere calda
L’unicorno vola nella stanza
Viene da un altro mondo
Esattamente come il silenzio buono profumato
Sarà che c’è un vuoto
Che ci sono le rose
Che il dolore chiede il bis
Che non si sentono applausi
I miei genitori sono modesti
Non sanno che scrivo poesie
Ma credono che sia un nuovo viaggio
E leggono tanto
Se si potesse tagliare quest’estate
Da qualche parte ci sarebbe un’ora di sole in più
E il tuo sorriso
Due cose semplici
Elementari
Ma non lo sappiamo
Che cosa vuole il vento quando soffia
Quando il mare ridiventa calmo senza dire nulla
Abbiamo davvero molto da imparare
Da quello che è diverso dalla vita
Da quello che abbiamo sempre immaginato
Senza neanche sapere che cosa è giusto
O cosi forte cresce la gramigna
Qui sotto le nuvole che piangono
